Antihater, la vittoria di Erika e Martina: 1.000 euro e biglietto di scuse dall’odiatore

Le due ragazze, note per la pagina “Le perle degli omofobi”, si sono rivolte ai legali della startup per difendersi da un uomo che le aveva insultate e minacciate sui social. “La più grande vittoria? – scrivono – Sapere (o sperare) che un hater abbia capito quanto facciano male le sue parole”

“Se siete lesbiche, tenetevelo per voi, che qualche bambino può vederlo.”

Una frase, dieci parole o poco più, gettate nello stagno dell’odio social senza nemmeno preoccuparsi di tirare indietro la mano. È quello che si sono sentite dire nell’aprile scorso Erika Mattina e Martina Tammaro, due giovani donne rispettivamente di 24 e 26 anni, che si amano come qualsiasi coppia e vivono e condividono la loro storia d’amore sui social nel modo più naturale e spontaneo che esista. Solo che questa volta non è andata a finire, come sempre, nel nulla. Questa volta il finale hanno deciso che lo avrebbero scritto loro, che non sarebbero state a guardare, che quell’hater avrebbe risposto di quell’atto di cyberbullismo, a costo di portarlo davanti a un tribunale.

Ma andiamo con ordine. Tutto è cominciato nell’agosto del 2019 quando le due ragazze hanno pubblicato la loro prima, vera, foto social: uno scatto di loro due al mare mentre si danno un bacio a stampo. Un’amica in comune ha chiesto il permesso di poterla ripostare sulla propria seguitissima pagina. Erika e Martina hanno subito accettato, del tutto ignare e inconsapevoli di quello a cui stavano per andare incontro: una serie incalcolabile – 700, dicono – di offese, insulti, addirittura minacce di morte. La loro colpa? Aver mostrato un gesto d’amore, come capita a milioni di coppie in tutto il mondo.

Quella foto, nel frattempo, è diventata virale ed Erika e Martina sono diventate famose come “le ragazze del bacio”, attirando l’attenzione di media, giornali, tv, associazioni e convincendole a impegnarsi nella lotta per la difesa dei diritti LGBTQ+. È stato proprio in quei giorni di sovraesposizione inattesa che hanno avuto l’idea di aprire la loro pagina sui social, dove ogni giorno condividono il loro rapporto sentimentale attraverso foto, video e post, assieme a 120mila follower tra Facebook e Instagram. Il titolo non poteva che essere più azzeccato: “Le perle degli omofobi”.

Già, perché in mezzo a tantissimo affetto e altrettanti commenti di sostegno alle loro battaglie, ogni giorno Erika e Martina si ritrovano a fare i conti anche con il “lato oscuro” del web: quell’onda tossica di omofobia, discriminazione e intolleranza bigotta che si scatena contro di loro ogni qual volta riaffermano la straordinaria normalità della loro unione.

In mezzo a tutti quei messaggi d’odio quotidiani, ce n’è uno che le colpisce nel profondo. È l’11 dicembre 2019, Erika e Martina hanno appena rilasciato un’intervista a “Open” di Enrico Mentana in cui raccontavano la loro storia d’amore “social” e le loro lotte quotidiane contro l’omofobia. Ed è qui, tra i commenti all’intervista sulla pagina Facebook di “Open” che, mesi dopo – siamo nell’aprile 2020 – arriva quel famoso messaggio. Il commento completo e originale fa così:

“Se siete lesbiche tenetevelo per voi, non mettete questi video in rete che qualche bambino può vederlo, vergognatevi.”

Martina non resta in silenzio e decide di rispondere nell’unico modo possibile: “Vergogna”.

La controreplica, dal semplice delirio, sfocia apertamente nella violenza e nelle minacce:

“Fanno bene i bulli omosessuali che vi rompono la faccia…Dovevi essere mia figlia e poi vedevi che ti facevo…Svergonate” scrive il sig. Rossi (nome di fantasia), errori d’italiano inclusi.
È allora che, stanche ed esasperate da quei continui e reiterati attacchi, si rivolgono ad Antihater, una startup che ha messo insieme un team di professionisti con lo scopo di offrire assistenza legale, oltreché psicologica, alle vittime dell’odio in rete. Nonostante tutti i tentativi di risolvere la contesa in via extragiudiziale, il signor Rossi non solo non si è mai scusato, ma si è anche ben guardato dal cancellare i commenti incriminati, come gli era stato intimato dalle ragazze. A quel punto a Erika e Martina non resta altro da fare che citare in giudizio il proprio hater. Una volta resosi conto di quello a cui rischiava di andare incontro, il signor Rossi ha prima rimosso i commenti omofobi e poi scritto di suo pugno – anche se in modo tardivo – un biglietto con il quale si scusava pubblicamente con le due ragazze. Infine, ha dovuto anche pagar loro 1.000 euro di risarcimento per i danni morali arrecati: una cifra simbolica ma concreta che non cancella certo le sofferenze psicologiche subite ma restituisce loro quantomeno giustizia, oltreché la consapevolezza di come alzare la voce serva, che un modo per vedere riconosciuti i propri diritti esiste. Perché, a differenza di quanto in molti tutt’ora credono, la rete non è una zona franca in cui omofobi, razzisti e odiatori seriali di ogni risma sono liberi di scrivere ciò che vogliono, ma un luogo con le stesse regole che valgono nella vita reale.

Nel loro ultimo post su Instagram, che ha ottenuto in poche ore quasi 18.000 cuori, le due ragazze si sono fatte immortalare con il biglietto di scuse dell’uomo incorniciato e hanno commentato così:

“Cos’è?” direte voi. È qualcosa che si muove e, finalmente, inizia a cambiare. È un inizio che sa di vittoria.
Come ben sapete, da ormai un anno e mezzo siamo vittime degli insulti più svariati. Ci avete consigliato di denunciare mille volte, e, finalmente, grazie ad Antihater, l’abbiamo fatto. Ecco. Il nostro primo hater, che aveva dichiarato quanto facessero bene i bulli a picchiare gli omosessuali, non solo ci ha pagato il giusto risarcimento monetario per l’offesa, bensì ci ha inviato questo: un messaggio di scuse. Ed è questa la più grande vittoria. Sapere (o sperare) che un hater abbia aperto gli occhi e abbia capito quanto male possano aver fatto le sue parole. Noi ci speriamo che le scuse siano sincere, perché se così fosse vorrebbe dire che il lavoro di Antihater, che cerca di trasformare l’odio in amore e ripulire i social dall’odio, allora sta veramente
funzionando.”

Quella che hanno ottenuto Erika e Martina non è una vittoria personale ma un messaggio universale di speranza rivolto a tutti quelli, soprattutto giovani e giovanissimi, che subiscono in silenzio episodi di omofobia, bullismo, odio in rete. Non solo denunciare si può e si deve. Ma, alla fine, si finisce pure per ottenere giustizia.

Per conoscere Erika e Martina, questa è la loro pagina ufficiale Instagram:

Per info e dettagli: www.antihater.it

#dilloadantihater